Relazioni industriali ‘pastrocchio’: il caso ILVA

ILVA - relazioni industriali
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Mi sono occupato di ristrutturazioni aziendali nella mia attività di consulente, nulla di comparabile dal punto di vista ILVA - relazioni industrialidimensionale con il caso di cui andrò a ragionare, ma le dinamiche dal punto di vista delle relazioni industriali non sono dissimili. Premessa, che non è puramente formale, la mia piena e totale solidarietà con i dipendenti del gruppo ILVA perchè credo che loro siano le vere vittime di tutta questa situazione giocata per l’ennesima volta sulla pelle del più debole, ma forse non hanno capito che il loro nemico in questo caso non è solo quello seduto dall’altra parte del tavolo.

Leggo oggi dalle varie fonti giornalistiche, non ultimo un articolo con cui i sindacati sentivano la necessità di fare chiarezza, che la piattaforma delle rivendicazioni che ha portato allo sciopero di ieri riguarda sostanzialmente:

  • i 4000 esuberi dichiarati a loro dire dalla Mittal successivamente al perfezionamento dell’accordo di vendita
  • il mancato passaggio diretto dei lavoratori dall’attuale Gruppo ILVA alla nuova società nata dall’acquisizione da parte di Mittal (riflessi contrattuali stipendi, tfr, tutele ed anzianità lavorativa)
  • alcune mancanze nella mitigazione ambientale degli impianti (argomento palesemente pretestuoso a parere di chi scrive)

Ora se prendiamo il comunicato che dobbiamo considerare ufficiale, dal momento che appare sul sito del Ministero dello Sviluppo economico e pubblicato, badate bene, in data 05 Giugno 2017 quindi ben 4 mesi prima rispetto alle attuali rivendicazioni e sollevazioni dei lavoratori, era già tutto scritto!

Il Gruppo Ilva aveva in forza 14.220 lavoratori, viene detto nell’accordo che “con riferimento ai livelli occupazionali il piano Am Investco Italy S.r.l. prevede un organico pari a 9.407 occupati (FTE) nel 2018, destinati a ridursi nell’arco del Piano a 8.480 occupati costanti” – quindi oltre 4000 esuberi da subito ma potenzialmente quasi 5000 entro il 2023. Per di più prevedendo CIG straordinaria per 4100 lavoratori come numero massimo. Gli esuberi erano nel piano sin da giugno, quindi nessuno, apparentemente, ha cambiato le carte in tavola oggi, i sindacati dove erano? Non gli funzionava l’adsl per andarsi a leggere quanto riportato sul sito del MISE?

Ma proseguiamo la lettura del documento, dove da nessuna parte si parla di passaggio diretto dei lavoratori dal Gruppo ILVA alla nuova società Mittal, anzi si scrive: “I lavoratori che non verranno assunti dall’acquirente rimarranno in capo all’Amministrazione Straordinaria per tutta la durata del programma (fino al 2023 n.d.r.) e potranno essere impiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione che saranno eseguite dalla procedura. Nessun lavoratore sarà dunque, in ogni caso, licenziato e/o lasciato privo di protezione.” Quindi due punti molto chiari ed espliciti:

  1. I lavoratori verranno assunti dalla Mittal, senza passaggio diretto, e non nella totalità dal momento che…
  2. …i lavoratori che rimarranno in capo all’Amministrazione Straordinaria del (vecchio) Gruppo Ilva saranno impiegati per la decontaminazione e bonifica da parte di quest’ultima.

Da questi due punti emerge chiaro che i lavoratori saranno liquidati dall’Amministrazione Straordinaria, tanto è vero che nel documento viene esplicitato che “I proventi della vendita andranno a rimborsare crediti alle imprese ed ai dipendenti (prededuzione, TFR e altri debiti)”, e successivamente riassunti da Mittal, ciò comporta automaticamente un azzeramento dell’anzianità di servizio, la liquidazione dei TFR, ferie non godute, etc… in capo alla vecchia gestione ed assunzione con i nuovi contratti di lavoro derivanti dal Job-Act, che anche se ripristinati al medesimo livello professionale comportano meno tutele e garanzie, un diverso e nuovo rapporto di lavoro, con conseguenze implicite anche retributive, anche se prevalenti nella parte contributiva piuttosto che salariale, ma capaci di portare conseguenze sul futuro trattamento pensionistico. Ma era tutto nero su bianco, nessun cambio da parte del nuovo soggetto acquirente, era previsto nel documento che è stato pubblicato oltre 4 mesi or sono.

Perchè i giornalisti stanno facendo una comunicazione a senso unico contro Mittal?

Peraltro ho informazioni dal territorio pugliese, che mi dicono, che l’Amministrazione Straordinaria del Gruppo Ilva, avrebbe avviato solo in parte (forse anche minima) gli interventi di mitigazione ambientale per le emissioni di inquinanti, che ricordiamo hanno portato al rinvio a giudizio di oltre 40 persone tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Vendola, pertanto le carenze ancora una volta non sarebbero dal lato della Mittal, ma della vecchia gestione strettamente connessa con il MISE stesso.

Ieri poi arriva la perla: il ministro dello sviluppo economico fa saltare il tavolo delle trattative con l’acquirente e le parti sociali. Ora, le relazioni industriali nella gestione della transizione di una crisi aziendale attraverso la cessione di un’impresa vede tre soggetti/attori: il cedente, l’acquirente e le parti sociali (sindacato in rappresentanza dei lavoratori). Avviare una trattativa con l’acquirente senza aver ‘fissato i paletti’ con le parti sociali oltre che insensato, sarebbe stato un suicidio, in questo caso anche politico, visto che il cedente ha un ruolo istituzionale nel MISE che è entrato con un ‘prestito ponte’ importante nell’azionariato del Gruppo Ilva per traghettarlo fuori dalle secche. Quindi se ciò che è scritto sul sito del Ministero aderisce a questo presupposto negoziale, viene spontaneo farsi venire il dubbio su chi abbia giocato al ‘gioco delle tre campanelle’ – In questi 4 mesi, nessuno si è accorto che i conti non tornavano? Chi è stato così dilettante oppure in malafede da non rendersi conto di ciò che si profilava all’orizzonte?

Ma stiamo parlando di oltre 14.000 italiani, 14.000 famiglie, com’è possibile arrivare a questo punto? No perchè qui, nessuno può, oggi, nascondersi dietro al proverbiale ‘dito’ e lanciare la palla nel campo avversario, soprattutto chi per proprie omissioni ha creato una situazione potenzialmente senza ritorno. Perchè se Mittal si ritira e revoca l’accordo e ne avrebbe ben ragione, razionale e legale, tertium non datur, non c’è l’alternativa pronta, almeno nel breve periodo e qui i mesi e gli anni volano, gli spazi di mercato vengono occupati da altri player, l’azienda perde le sue posizioni e diventa sempre meno appetibile sul mercato. 

Ma dove è finita la vecchia scuola di Relazioni Industriali? Quella che ci veniva insegnata all’Università, capisco che sia passata di moda ed anche di prestigio la laurea, ma la disciplina con la sua cultura annessa dovrebbe restare alla base di questi processi. Qui è in gioco il futuro di tante persone, di aree territoriali vaste, con il rischio di implicazioni sociali pesantissime, non c’è spazio per il dilettantismo, non c’è campo di gioco per l’improvvisazione e per i saltimbanco. Ma forse anche questo è solo l’ennesimo segnale di un Paese alla deriva totale… al peggio pare non esserci mai fine.

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Visto che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si becca… (cit.) a futura memoria ripropongo di seguito gli screenshot presi dal sito del MISE in data di pubblicazione del presente articolo ed ivi pubblicati con data 05 Giugno 2017 – casomai dovesse sparire o peggio quanto attualmente presente.