Hackathon o Accatton: opportunità o nuove frontiere dello sfruttamento di giovani?

Hackathon o accatton
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Ho recentemente scoperto il fenomeno degli Hackathon, per chi non lo sapesse il termine arriva dalla crasi dei due termini Hack e Marathon, mutuando da Wikipedia la definizione, “un hackathon (anche conosciuto come hack day o hackfest) è un evento al quale partecipano, a vario titolo, esperti di diversi settori dell’informatica: sviluppatori di software, programmatori e grafici. Un hackathon generalmente ha una durata variabile tra un giorno e una settimana. Un hackathon può avere varie finalità lavorative, didattiche, sociali”. Fino a qui tutto bene.

Ci sono anche onlus che non avendo fondi sufficienti per fare lo sviluppo di piattaforme software per le proprie necessità, fanno appello ad un senso etico e solidale di esperti informatici, bandiscono un evento hackathon dove viene offerto da mangiare e da bere, alla fine il progetto prescelto viene premiato con una cifra simbolica che sicuramente non corrisponde al valore del lavoro messo in campo, ma siamo nell’ambito di attività senza scopo di lucro e diciamo che anche questo può andare.

Ma naturalmente siamo nell’Italia dei furbetti ed ecco che spunta un florilegio di aziende, società ed anche pubbliche amministrazioni che intuita l’opportunità di speculare un poco sulle spalle di tante belle testoline, partono a lanciare Hackathon come non ci fosse un domani. Questo non va bene per nulla !

Pensate solo un attimo, che partecipino anche solo 100 giovani programmatori per 16 ore, sono circa 1.600 ore di lavoro, praticamente l’equivalente di un anno/uomo di lavoro in cambio di qualche pizza, un po’ di bibite e un migliaio di euro di ‘premio’.

Se il team che vince è composto di 10 persone sono praticamente 6 €/ora/persona… magari pagati pure lordi in forma di compenso per una collaborazione estemporanea soggetto a ritenuta… spesso l’ulteriore grossa fregatura è insita nel regolamento di alcuni di questi eventi agisce sulla proprietà intellettuale del prodotto, che, anche quando è lasciata al team di sviluppo viene fortemente vincolata alle condizioni imposte dagli organizzatori in loro favore limitandone o addirittura impedendone uno sfruttamento commerciale autonomo da parte dei giovani sviluppatori. Addirittura ci sono organizzazioni che pongono vincoli persino sui prodotti che non vengono premiati, impedendo la possibilità di ulteriore sviluppo e sfruttamento commerciale in favore di società non di loro gradimento.

Un fenomeno quello degli Hackathon, che nasce intorno al 2000 in base ad iniziative legate a principi etici del software libero (open-source) e degli hacker ‘buoni’… oggi viene manipolato e sfruttato in modo indecente e per nulla etico. 

Recentemente un’azienda come Luxottica ha lanciato un’hackathon per sviluppare idee per il punto vendita del futuro nel settore dell’ottica, ma con la serietà che contraddistingue questa azienda ha messo un premio di 50.000 € e la prospettiva di una assunzione in azienda per i soggetti più meritevoli.

Per molte altre hackathon, sarebbe meglio parlare di accatton, non vedo molte differenze tra le loro e le iniziative contro cui si è scagliata la rete, vedi Carpisa che in cambio dell’acquisto di una borsa e della presentazione di un piano dettagliato di comunicazione metteva in palio la possibilità di lavorare gratis per alcuni mesi nell’azienda. L’assenza di moralità è identica secondo me, ma la rete forse reagisce in modo differente, anestetizzata da mimetismo ludico della cosa… ma cosa non si farebbe per affossare sempre più l’iniziativa di tanti bravi giovani. 

Mala tempora currunt… amici, state con gli occhi aperti!