Il senso di umanità non può essere reato!

immagine della campagna freedom mountain
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L’umanità dovrebbe essere un sentimento pervasivo di una società che voglia definirsi civile ed evoluta e mai, dico mai, dovrebbe essere oggetto di persecuzione di reato.

Leggo sui giornali la notizia della guida alpina francese inquisita per aver salvato una donna in stato avanzato di gravidanza e rimasta bloccata in un tratto montuoso, al freddo nella neve, nel tentativo di raggiungere la Francia. La donna soccorsa e portata in ospedale mentre il soccorritore veniva condotto in stato di fermo presso una gendarmeria. A breve distanza di tempo si era verificato un altro episodio in cui una donna sempre in stato di gravidanza ed affetta da un grave linfoma venne respinta dai gendarmi a Bardonecchia ed abbandonata di fronte alla stazione di Bardonecchia dove sono operativi i volontari di Rainbow4Africa; la donna è morta dando alla luce il figlio che resterà in questo mondo a ricordare a tutti la disumanità che si è determinata in stretta relazione al suo restare orfano.

Dopo aver praticato per oltre vent’anni come volontario del soccorso nella Croce Rossa Italiana, aver operato in contesti di protezione civile, nei campi profughi delle operazioni arcobaleno durante la guerra nei balcani ed in quelli in territorio serbo durante la guerra della ex-Yugoslavia non posso restare indifferente a simili situazioni, al sistema di disvalori nei quali siamo precipitati.

Voglio dire, il silenzio dell’ONU e del suo insignificante segretario generale sono assordanti. Le autorità francesi e tutte quelle che non fanno un minimo di discrimine nei loro doveri di accoglienza basati sul sistema delle regole determinato dai trattati di “Diritto Internazionale Umanitario” che loro hanno firmato e si sono impegnati a rispettare. Se ci fosse un minimo di serietà, questi governi ed i loro più alti rappresentanti dovrebbero rispondere al Tribunale Internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità.

Ed invece nulla, anzi, viene incriminata una guida alpina, per fare ciò che è previsto dalle principali normative europee ed internazionali, voglio dire, esistono nelle leggi italiane due principi legali, il primo legato al reato di omissione di soccorso, spesso associato agli incidenti stradali ma non circoscritto a questi contesti, che afferma che chiunque trovi un minore o comunque una persona, in stato di incoscienza, ferita od in condizione di pericolo ed ometta di darne immediata notizia alle autorità ed attivare i soccorsi è responsabile di tale reato e le pene risultano inasprite se dal comportamento omissivo ne dovesse derivare un danno permanente o morte della vittima. Ma la nostra legge dice ancora di più, ovvero con l’art.54 del codice penale, definisce una precisa esimente, qualora nel prestare soccorso ad una persona in pericolo, il soccorritore dovesse incorrere nella commissione di un reato, potrà essere considerato esente da tale responsabilità in quanto la sua azione si configura nel contesto di uno “stato di necessità”. Dette normative trovano corrispondenze nelle leggi degli altri stati europei, ciò nonostante vediamo il quotidiano scempio che viene compiuto ai danni dei profughi, interi volumi di diritto internazionale umanitario totalmente dimenticati in fondo ad un cassetto, ma cosa ancora più grave, seppellito il senso di umanità che dovrebbe albergare nell’animo di ognuno di noi, perchè se è colpevole chi compie o crea le condizioni perchè avvengano tali situazioni altrettanto complice è chi le osserva senza alzare un dito o la voce per porvi termine.

Ma dove è finito il comune senso di solidarietà umana che ci ha sempre connotato e distinto? 

Mi rifiuto categoricamente di piegare la testa a questo stato di cose, mi rifiuto di tacere e vorrei che questo post fosse condiviso non per avere una visibilità personale, che poco mi importa, ma perchè chi lo condivide testimoni la sua adesione ed il suo grido contro queste azioni disumane. 

Dopo aver salvato vite, potremo discriminare tra coloro che vengono qui per attenersi alle regole del nostro vivere civile, respingendo fermamente e concretamente al mittente coloro che invece vogliono venire a portare una condotta di vita difforme ai nostri principi normativi e sociali, ma fino ad allora, così come nel primo trattato di Ginevra venivano definiti soggetti neutrali, da qualsiasi conflitto in atto, tutti coloro che feriti si fossero trovati in un contesto di pericolo; altrettanto oggi deve essere tutelato chiunque cerchi di fuggire da condizioni di rischio per la propria vita e sicurezza e per quella della propria famiglia nel paese di origine, senza dimenticare che coloro che oggi definiamo come ‘gli altri’ in futuro potremmo essere anche noi e che in fondo non abbiamo nessun merito nel fatto di essere nati in Italia, Francia o Germania invece che in uno dei paesi che oggi è lacerato da conflitti, persecuzioni o comunque condizioni sociali ad alto rischio.

Sottoscrivi anche tu i principi della campagna rainbow4africa: “soccorrere non può essere un crimine”.