Corte UE: Amministratori pagine social aziendali sono responsabili dei dati degli utenti

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Con la sentenza 2018/388 della Corte di Giustizia Europea è stata sancita la responsabilità degli amministratori delle pagine social aziendali relativamente al trattamento dei dati degli utenti ‘followers’ della pagina, con le sanzioni previste dal nuovo GDPR sarà finalmente detta la parola “fine” agli improvvisati ‘social-media-cosi’ ed ai parvenue della consulenza GDPR da quattro soldi?

Gdpr-e-pagine-socialGiusto ieri, con la sentenza della Corte di Giustizia Europea (ECLI:EU:C:2018:388) è stato stabilito che: la società titolare di  pagine social media aziendali (nello specifico della sentenza: Facebook), è responsabile del trattamento dei dati degli utenti che accedono alle pagine stesse.

Peraltro la sentenza da un punto di vista puramente giuridico, trattandosi di una causa iniziata nel 2011, fa ancora riferimento alla norma precedente all’attuale GDPR (Reg. UE n. 2016/679) e pertanto al codice per il trattamento dei dati personali relativo alla direttiva 95/46/EC.
La sentenza precisa che:

  • dal momento che vengono raccolti dati statistici relativi alla navigazione, accesso, consultazione di informazioni e che sui social tali dati non sono del tutto anonimi (si può vedere chi mette like, condivide od altro, etc…) ma riconducibili a soggetti precisi, riconoscibili ed identificabili;
  • che dall’elaborazione di tali dati possono scaturire azioni di re-marketing sul target e quindi si può dar luogo ad una profilazione degli utenti delle pagine per preferenze (ancorchè non di dati sensibili), orientamenti ed opinioni espresse;
  • pertanto sono in capo agli amministratori delle pagine tutti gli oneri e le responsabilità relative ad informativa ed autorizzazione al trattamento dei dati degli interessati, nonchè altri eventuali obblighi in caso di raccolta, memorizzazione od altro trattamento di dati svolto tramite altri sistemi software differente dalla piattaforma social.

Nel caso specifico, a fronte di un ricorso di una associazione di consumatori, l’azienda Wirtschaftsakademie Schleswig-Holstein GmbH aveva ritenuto di ‘scaricare’ tutta la responsabilità su Facebook Ireland Ltd, ma come si evince chiaramente dalla formula della sentenza, la Corte di Giustizia Europea ha invece ritenuto l’azienda pienamente co-responsabile ed anzi, nei fatti, le ha attribuito la maggiore responsabilità.

Questa pronuncia apre un baratro per le aziende che hanno una pagina sui principali canali social media (Linkedin, Facebook, Instagram, Twitter,…) perchè con l’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation) le sanzioni possono essere a sei zeri.

Come al solito in Italia vedo società spacciare consulenza sul GDPR in cambio di una manciata di noci e quattro fichi secchi ed aziende ovviamente ‘abboccare’ come se l’adeguamento alla nuova normativa fosse riassunta in una decina di pagine in word ed un paio di grafici. Improvvisazione da una parte e dall’altra non potranno che portare danni economicamente ingenti negli anni a venire, quando inizieranno le prime segnalazioni, denunce e condanne e da queste le uniche ad uscirne con le ossa rotte saranno aziende ed imprenditori che resteranno comunque sempre i primi responsabili dell’adeguamento della loro attività alla nuova normativa europea.

Qui la notizia rilanciata dall’ANSA, pur contenente alcune imprecisioni.

Sarà la fine degli improvvisati della prima ora? Capiranno gli imprenditori, una volta per tutte, che anche i social media sono una cosa seria che ha diretti riflessi sulla propria attività aziendale e che non ci si può affidare al ‘giovane stagista’ che in quanto giovane ‘dei social ne sa a pacchi’?

Onestamente, non lo so con certezza, anzi, essendo in Italia, nutro seri dubbi, ma dopo il primo che si prenderà una sanzione del 4% sul totale del fatturato fino a 100.000.000€ come previsto dall’art. 38 del GDPR, magari apriranno gli occhi ed inizieranno a fare le cose più seriamente, spendendo in questo modo due volte, e male, i loro denari.