Le opportunità non sono più in Italia, purtroppo!

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Mappa Regno UnitoUltimamente la mia vita professionale si sta sviluppando fuori dai confini nazionali, da alcuni mesi ho iniziato a viaggiare in Europa soprattutto, Regno Unito, Polonia, Francia. Vedere il nostro paese dall’esterno, leggerlo dai commenti dei giornali stranieri, sembra di leggere la cronaca di un paese marziano.

In un recente viaggio in Scozia, qualcuno avrà visto i post sul mio profilo Facebook, sono stato tra Glasgow ed Edimburgo per l’azienda di cui sono consulente, l’occasione era un evento fieristico legato alle eccellenze dei prodotti agroalimentari, già per questo, nonostante i nostri 264 prodotti riconosciuti IGP, DOP, DOC etc… erano presenti solo 2 aziende italiane su un migliaio di espositori, francesi, spagnoli, olandesi, tedeschi erano ben rappresentati a parte l’ovvia maggioranza inglese. Una mostra mercato, con show cooking e degustazioni, dove, verso i nostri prodotti esiste una autentica venerazione, ma ciò nonostante la presenza era decisamente sparuta.

Come spesso mi capita, vivere e viaggiare all’estero, per me sono occasioni soprattutto di incontrare, parlare e conoscere le persone, ed in quest’ultimo viaggio ho conosciuto una persona, Cinzia (nome di fantasia) che dalla Puglia è andata prima in Australia, dove si è scontrata con il forte blocco all’immigrazione e le mille difficoltà che in quel paese creano all’ingresso di stranieri anche qualificati. Alla fine è approdata a Glasgow, con la sua laurea in Scienze Economiche, a fare la cameriera part-time in un locale. La serata è al termine, ovviamente gli autoctoni hanno cenato prestissimo e sono già rincasati, c’è tranquillità e si può parlare. Così mi racconta del suo percorso, del fatto che è arrivata qui e due giorni dopo aveva già un lavoro, dopo aver passato in Italia vari posti da uno stage, ad un contratto di collaborazione a progetto di 3 mesi, poi rinnovato per 6 poi chiuso al termine senza prospettiva se non quella di ricominciare con una stage da qualche altra parte. MI dice, qui un lavapiatti prende 1400 £ al mese e ci vive, ma se sei capace, fai presto passaggi a cameriere di sala, a barista, a manager di ristorante. Cinzia, ad un certo punto dopo il primo anno, decide di provare l’esame di ammissione ad un Master MBA presso l’Università Pubblica Locale, e riesce ad entrare, ma non solo, dal momento che l’esame le va particolarmente bene, ottiene anche una borsa di studio che le permette di frequentare gratis, ma non solo, lo Stato, visto che deve vivere in Scozia e dal momento che la borsa di studio le impone di rispettare tempi e risultati negli esami, tali da non consentirle un lavoro full-time, le integra il reddito con 500 £ al mese, per consentirle di sostenersi senza chiedere aiuto a mamma e papà, con l’orgoglio di farcela con le sue forze.

Il Master le consentirà di accedere automaticamente al lavoro presso una società finanziaria che a tale scopo l’ha già selezionata, nel frattempo con il lavoro part-time di cameriera si mantiene, il suo appartamento, le sue spese, e le permette persino di risparmiare, in questi due anni ha messo da parte 10.000 £, “quando mai avrei potuto farlo in Italia?” mi dice,  sicuramente fa qualche sacrificio e non si concede tanti lussi, ma si può permettere qualche divertimento, ma soprattutto, si può permettere di alimentare il suo sogno di realizzarsi nella vita... questo è quello che una vita a 1400 km da casa le ha permesso di concretizzare, le cure sanitarie sono garantite dal servizio pubblico, anche quelle dentistiche e per un esame clinico non deve aspettare mesi…

Sono felice per lei, ma la sua storia non è unica, ho conosciuto altre Cinzie, Mario, Giuseppe, Francesca… sono alcuni dei giovani  migliori del nostro malandato Paese che hanno deciso di andarsene, di emigrare in un posto dove ti viene offerta un’opportunità in base al tuo merito, ti viene permesso di coltivare un sogno, in questo drammaticamente in Italia stiamo sbagliando.

Quello stesso pomeriggio sono passato di fianco all’Università di Glasgow, dove gru e cantieri erano aperti, ed un Università di Glasgowcartello diceva “Stiamo investendo 350 milioni di sterline per offrire nuove aule, strumenti di ricerca ed una formazione di prima classe” – ecco – l’esatto opposto che in Italia, dove le cattedre vengono occupate per diritto di anzianità o di discendenza genealogica, dove non si investe per la crescita culturale delle nuove generazioni. Dove si definiscono i giovani “choosy”, ma non si offre loro una sostanziale alternativa al fatto di non accettare condizioni di impiego, sotto il limite delle sfruttamento, senza reali prospettive, privandoli del diritto di sognare.

Avere una visione prospetica, dopo un quarantennio di destrutturazione complessiva degli asset portanti del nostro Paese, è un imperativo, ma in questo anche le aziende italiane risultano latitanti, molte sono ferme a galleggiare in un mare tempestoso da dove faticano a tenere la rotta, quindi è solamente un “tira a campare”, un “speriamo che io me la cavo” – tutti modi di dire, tradotti in azioni, od inazioni, che hanno distrutto la capacità di credere di poter costruire qualcosa. Quando l’incazzo, la rabbia, vengono sostituiti dalla rassegnazione, allora siamo veramente arrivati nel baratro da cui non ci si rialza.

E quando chiedo a Cinzia: “ma se pensi al tuo futuro, credi che tornerai in Italia?” – la risposta è disarmante, “ma quando maiiii !!!” – Mi induce a pensare che davvero siamo un Paese senza speranza, e che la mia generazione quella dalla parte sbagliata dei quarant’anni… ha saltato il turno, non ha costruito nulla di meglio da offrire ai ventenni di oggi e me ne rammarico, poi prendo l’aereo e parto di nuovo, forse sto costuendo anche io un ponte verso la prospettiva di concretizzare un sogno per le mie figlie, o almeno mi piace crederlo.