La deriva di un Paese… (riflessioni domenicali)

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Muovo queste riflessioni da un paio di episodi accaduti in questi giorni.

(Episodio 1) – Stamattina vado a fare un paio di acquisti alimentari, dimenticanze del sabato, in un negozio del paese dove abito, alla cassa davanti a me una signora di mezzetà, parla con la cassiera gerente del punto vendita, e le chiede se ci sono possibilità di assunzione per il figlio rimasto disoccupato. La titolare risponde che stanno aprendo in zona vari punti vendita, che nel periodo estivo hanno esigenze anche per supplire alle ferie del personale, che si tratta di un occasione anche per provare dei possibili dipendenti da inserire poi a tempo pieno; la invita quindi a dire al figlio di presentare domanda con curriculum vitae quanto prima. A quel punto la signora di mezzetà le risponde:”si ma per ora non ha fretta, ha la disoccupazione, per un po’ con quella e qualche lavoretto (in nero ovviamente – ndr) può tranquillamente andare avanti…”.

(Episodio 2) – Una bella azienda modenese, che ho conosciuto per avervi svolto una breve attività di formazione consulenziale, viene passata di mano. Comunicazione a dipendenti, sindacati e stampa a cose avvenute. Stranamente non viene comprata da una società straniera, ma da una azienda molto più piccola, il topolino che si mangia l’elefante, direbbe qualcuno, e questo mette dubbi sulla solidità dell’operazione e sulle garanzie per il business e l’occupazione. Ma fino a qui nulla di strano, se non che l’impresa è la Edis e l’imprenditore è Antonio Panini, erede della dinastia Panini che tanto ha dato al mondo dell’editoria modenese, sia per volumi, libri, figurine ed i cosiddetti ‘collezionabili’… una persona cresciuta in una famiglia che lo ha sicuramente alimentato a pane ed azienda… eppure…

Confindustia-riforma-costituzionale

(Episodio 3) – Viene pubblicato uno studio di Confindustria a supporto del sostengno della prima associazione datoriale italiana alla riforma costituzionale varata dal governo Renzi e sottoposta a referendum confermativo ad ottobre 2016 in cui si sostiene che se dovesse essere maggioritaria la posizione del ‘NO’ per l’Italia si aprirebbe un baratro economico fatto di nuova povertà e calo del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale. Ora che dalla conferma di una legge che riforma parte della costituzione relativa alla composizione del senato, le sue modalità elettive, le competenze, sulle modalità delle consultazioni referendarie e dell’abolizione del CNEL… derivino siffatte correlazioni economiche è un tale artificio illogico ed inspiegabile ai più. Come sostenere che dalla produzione di susine derivi un proporzionale calo della natalità in Italia… il nesso logico proprio sfugge.

Ora da questi tre episodi apparentemente slegati, deriva l’immagine di un paese alla deriva, dove:

  1. ammortizzatori sociali che disincentivano cittadini a ri-assumere un ruolo attivo e produttivo nella società e nel mondo dell’occupazione;
  2. uno stato che fa passare la voglia di intraprendere a chi l’imprenditorialità la possiede nel proprio DNA, ed invece dissangua le aziende pretendendo il 60% dei loro profitti e, addirittura arriva ad esercitare un’imposizione fiscale anche con un risultato economico negativo;
  3. un contesto nel quale la prima associazione datoriale, si presta ad un marchettone politico perseguendo altri, dubbi, secondi fini, invece di avere come suo primo scopo quello di contribuire all’evoluzione di relazioni industriali più moderne ed adeguate ad una globalizzazione devastante dei mercati ed una deregulation competitiva insostenibile con i vecchi schemi;
  4. un sistema sindacale arretrato, ancorato a vecchi schemi del tutto slegati all’evoluzione delle nuove dinamiche imposte dal mercato alle aziende, radicati nel difendere privilegi di pochi, travestiti da ‘diritti acquisiti’, silenti e compiacenti a nuove misure placebo provenienti dalla politica ‘della parte giusta’ anche quando questa si dimostra altrettanto inadeguata ed inutile se non controproducente.

Il discorso sarebbe ancora lungo, ma ogni parola non aggiungerebbe molto allo scenario che tre semplici episodi sintomatici delineano, tre segni di un unico male sociale, rassegnazione al peggio, deriva collettiva della nave, dove nessuno sembra capace di quella ‘strambata’ in grado di riportare su rotte più sicure e competitive il ‘sistema paese’.